Before they pass away

Questo mese vogliamo presentare il libro Before they pass away di Jimmy Nelson.

Nelson fotografo e artista britannico ispirandosi al lavoro dell’esploratore ed etnologo statunitense Edward Sheriff Curtis autore del volume The North American Indian, un’epopea per immagini dei nativi americani, pubblicato agli inizi del Novecento, realizza tra il 2009 e il 2013 una serie di fotografie che ritraggono le ultime tribù del mondo vivendo con ognuna di esse per un paio di mesi.

Sulle orme di Curtis, il fotografo britannico ha viaggiato per tre anni intorno al mondo, attraversando la foresta amazzonica, sfidando le rigide temperature della Siberia per giungere in Papa Nuova Guinea e da qui ripartire alla volta dell’Africa per documentare gli usi e i costumi di trentacinque tribù, tra le più remote al mondo, e fissare su pellicola ciò che il consumismo e l’omologazione culturale minacciano di cancellare. 

Molte minoranze, e in particolare quelle tribali, non stanno “scomparendo” naturalmente: al contrario, vengono portate alla scomparsa dalla “nostra” società, che li deruba illegalmente delle loro terre e delle loro risorse», spiega Stephen Corry direttore generale di Survival International

Sul  sito web dedicato al progetto leggiamo che il fotografo ha trovato gli ultimi indigeni e li ha osservati. Ha sorriso e bevuto i loro misteriosi infusi. Ha condiviso con loro quello che condividono le persone vere: vibrazioni invisibili ma palpabili. Ha sintonizzato l’antenna sulle loro frequenze e che con il crescere della fiducia, si sviluppava una visione condivisa della missione: il mondo non deve dimenticare com’erano le cose.

Le fotografie sono state interamente realizzate con una macchina fotografica a lastre, formato 5x4 e risalente a cinquant’anni fa. Nelson ci regala in questo modo ritratti eleganti ed evocativi, a tratti epici in cui lo studio della luce e della composizione collocano l’opera in una dimensione atemporale.

Ecco che nel libro leggiamo “If you don’t drink warm blood and eat fresh meat, you are doomed to die on the tundra” questo affermano I Nenet allevatori di renne sopravvissuti a zar, rivoluzioni comuniste e liberiste, nella rigida tundra siberiana russa, messa a rischio dall’industria energetica del gas che, per accedere agli enormi giacimenti sotterranei, inquina la tundra, dirada il muschio e indebolisce le renne, ai quali è legata la sopravvivenza di questa etnia migratoria che beve sangue caldo e mangia carne fresca per sopravvivere.

Conosciamo popoli seminomadi come i Kazaki, discendenti di turchi, mongoli, tribù indo-iraniane e Unni che popolano i rigidi territori tra Siberia e il Mar Nero, esercitando la caccia con i falconi negli inospitali altipiani della Mongolia occidentale, credendo nei culti pre-islamici del cielo, negli antenati, il fuoco e le forze soprannaturali degli spiriti buoni e cattivi.

Troviamo un popolo dalle tradizioni antiche come quelle dei Maori neozelandesi, con una mitologia unica, un linguaggio singolare e corpi che portano impressi i segni tribali della loro cultura, messa a repentaglio dall'arrivo dei coloni europei, ma anche gli ultimi guerrieri Maasai della Tanzania che si spostano con il bestiame seguendo il ritmo delle piogge, e alla vendita di capre e mucche hanno finito per aggiungere anche carbone, perline o telefoni cellulari. E ancora scopriamo le ultime tribù del mondo messe a repentaglio dall'avanzare della globalizzazione, dagli Himba della Namibia ai Chukchi della Russia, dai Gauchos dell'Argentina ai Vanuatu che prendono il nome e il colore dalle loro Isole, dagli Asaro, Dani, Goroka, Huli, Kalam, di Indonesia e Papua Nuova Guinea, ai Banna, Dassanech, Karo e Mursi di Etiopia, passando per i Drokpa, Ladakh e Rabari di India, o i Samburu del Kenya.

 

Before they pass away è un fantastico progetto esplorativo che consigliamo di approfondire sul sito dedicato, e nelle 424 pagine e 402 fotografie a colori del libro omonimo appena edito da teNeues e che i nostri associati possono trovare in convenzione presso la libreria UBIK di Potenza.

 

Non ci resta che augurarvi Buona visione e buon “viaggio” con Jimmy Nelson e se volete godetevi questo piccolo video

 

 

 

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